Il M5s ha chiamato in causa Cetto La Qualunque più per criticare la presidente del consiglio Giorgia Meloni che il provvedimento in sé. Dal Pd si è alzata la voce di qualche deputato, come Silvio Lai, che ha parlato di “ingannevole operazione di propaganda”. In sostanza, per le opposizioni il taglio del bollo auto è solo una “mossa elettorale”.
Le reazioni sono arrivate alla spicciolata. La stragrande maggioranza dei big non ha parlato. Insomma, niente baccano, niente grancassa. D’altronde è un misura che avrà un impatto immediato sull’immaginario. Quindi, puntare sui punti critici e sulle contraddizioni non è gioco facile.
Per esempio, da candidato alla presidenza della Calabria, l’europarlamentare M5s Pasquale Tridico propose una misura analoga: in quell’occasione, “Meloni mi aveva denigrato, definendomi Cetto La Qualunque – ha ricordato Tridico – Mi chiedo dunque se la presidente del Consiglio continui a pensarla alla stessa maniera e se con coerenza definisca la sua proposta una mossa da Cetto La Qualunque”. Tridico ha scavato però il confine: “Fra la nostra proposta e la sua c’è una differenza abissale. Noi l’avevamo concepita per sostenere il ceto medio, lei lo fa a fine legislatura come mossa elettorale”.
Con lui, la deputata Vittoria Baldino, vicepresidente del M5s: “Quando una proposta arriva dal M5S viene insultata e bollata come populismo, ora improvvisamente diventa una grande misura”.
Fra i leader di partito, è intervenuto solo il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, andando giù duro: “È la fiera delle mance, dei bonus pre elettorali e dei regali pre elettorali. Nel momento in cui abbiamo i dati sull’inflazione e, soprattutto, il caro energia che sta pesando tantissimo sulle tasche degli italiani, sembra più che altro un diversivo, un’arma di distrazione. Cioè, è niente rispetto all’aumento del costo della vita”. Anche il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli l’ha definita: “Una spudorata manovra elettorale”.
Fra le forze di centro, chi non disdegna è Azione: “Abolire il bollo delle auto è cosa buona e giusta – ha scritto sui social il senatore Marco Lombardo – . Abolirlo per un solo anno, guarda caso l’anno delle elezioni politiche, significa volere trasferire al prossimo governo la responsabilità politica (e l’onere di 2,3 miliardi) per non rimetterlo. Cosa meno buona e meno giusta”. Insomma, le critiche non riguardano direttamente la sostanza: “Non siamo di fronte all’abolizione – ha ricordato il depurato Pd Andrea Casu – ma solo a una sospensione elettorale che il governo non ha il coraggio di rendere strutturale”. E’ ancora vivo il ricordo dell’impatto che ebbe in campagna elettorale la promessa di Silvio Berlusconi di abolire l’Imu sulla prima casa.
Non ha caso, la premier lo ha rivendicato: “Lo schema ricalca quello che un altro governo di centrodestra, di cui ho fatto parte, ha usato per la casa: viene abolito il bollo sulla prima auto di proprietà fino a una determinata potenza dell’auto, cercando di concentrare su chi ha più bisogno”. Ma nelle opposizioni c’è il dubbio che il governo faccia il gioco delle tre carte: “O prenderà le risorse da qualche altra parte del gettito statale – ha spiegato Magi (+E) – e le darà alle regioni o le regioni aumenteranno altre imposte regionali. Quindi, che tipo di gioco fa Meloni?”.
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