(di Samantha De Martin)
Le opere rubate di Antonello da
Messina non sono sole. Accanto a loro la memoria dei Carabinieri
Tutela Patrimonio Culturale annovera molteplici altri capolavori
finiti nel mirino di bande, con vicende dagli esiti differenti,
tutti accomunati da un unico interrogativo sempre attuale:
quanto sono sicuri i musei?
In questo lungo elenco di opere d’arte violate si inseriscono,
solo per citarne alcuni, i due van Gogh o il Cézanne rubati
dalla Gnam nel 1998 e ritrovati sopra l’armadio di un’abitazione
privata e in un monolocale di Torino, e ancora le opere
sottratte dal museo di Castelvecchio e rinvenute in Ucraina tra
la vegetazione del fiume Dnestr. Storie diverse di un patrimonio
fragile.
“Il clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina –
spiega all’ANSA Pompeo Micheli, luogotenente CS CC (ris) –
riporta al centro dell’attenzione temi che vanno dalla sicurezza
dei musei alla vulnerabilità dei sistemi di protezione. Oggi
disponiamo di strumenti di videosorveglianza digitale, di
sensori volumetrici, perimetrali, sistemi anti intrusione, ma
solo la tecnologia non basta. La vigilanza di un museo,
soprattutto quando custodisce opere di eccezionale valore, deve
essere considerata una funzione altamente professionale. Serve
una formazione specifica, un aggiornamento continuo, la
conoscenza degli apparati, delle procedure da adottare. Anche le
assunzioni dovrebbero essere mirate. Nel caso di Messina ho
percepito che sono scattati gli allarmi. In quei casi i custodi
avrebbero dovuto comunque verificare e redigere un verbale”.
Secondo il luogotenente Micheli il furto di Messina ricorda
per certi aspetti la rapina del 19 maggio 1998 avvenuta alla
Gnam di Roma quando furono sottratti due dipinti di van Gogh e
un Cézanne. Ne parla nel suo libro recentemente pubblicato, ‘La
Banda dei Piedi Scalzi. La rapina del secolo alla Galleria
Nazionale d’Arte Moderna di Roma’ (Youcanprint, 2026, pp. 250,
euro 23,00).
“Sia a Messina che a Roma erano addetti alla sorveglianza
quattro dipendenti rispettivamente della Regione e del
Ministero, non a professionisti. La sicurezza dei musei non può
essere improvvisata o lasciata esclusivamente ai dipendenti
senza che si investa in vigilanza armata o senza che i musei
siano collegati con forze di polizia”.
Intanto i quattro custodi del museo Accascina (due impiegate
regionali e due Asu) che erano di turno la sera del colpo sono
stati destinati ad altri siti. Al momento sono in ferie e non è
detto che il procedimento disciplinare avviato non possa portare
al licenziamento appena il dipartimento per i Beni culturali
della Regione siciliana riceverà la relazione della direttrice
del museo.
Perché si effettua un furto? “Credo che quella legata alla
committenza straniera sia una leggenda metropolitana. I furti su
committenza riguardano maggiormente i beni archeologici
provenienti dagli scavi clandestini. Ne parlerò nel terzo volume
della collana, dove rientra anche il recupero dell’Artemide
marciante, opera finita dall’Italia alla Svizzera e proposta a
un importante imprenditore giapponese”.
E ancora sul furto di Messina. “L’unica speranza è che non
siano coinvolte bande organizzate dei Paesi dell’est. Con i
gruppi italiani si potrebbe sperare nella possibilità di un
pentimento”.
Se nel 1998 per il furto alla Gnam era stata
un’intercettazione ambientale, una frase dei malviventi, “I pupi
stanno a nanna”, a portare gli investigatori al recupero del
bottino, oggi strumenti avanzati agevolano il lavoro degli
investigatori.
“In Italia il Comando carabinieri tutela del Patrimonio
dispone di una banca dati dei beni culturali illecitamente
sottratti. Come nel caso di Messina, ma anche di Roma, viene
attivata l’Interpol sul piano internazionale, oltre ai canali
cooperazione con polizie e canali doganali. Importante anche il
ruolo di Eurogiast, organismo di cooperazione tra autorità
giudiziarie. L’indagine va iniziata come se ci trovassimo di
fronte a un sequestro di persona con l’opera d’arte in
ostaggio”.
Tuttavia invendibile sul mercato lecito non significa privo di
interesse per il mondo criminale. “La Madonna della Misericordia
di Perugino, dalla Pinacoteca comunale di Bettona era finita ad
esempio nella mani di un influente politico giamaicano
consegnata come garanzia del pagamento di una partita di droga”.
Nel suo mestiere è possibile affezionarsi a un opera d’arte?
“Durante l’Operazione Gemini (ne parlo nel volume ‘Operazione
Gemini. Il colpo del secolo a Castelvecchio. Indagine su un
furto quasi perfetto’, che uscirà in autunno) non sarei mai
tornato a casa dall’Ucraina, dopo 89 giorni, senza le opere
sottratte al Museo di Castelvecchio di Verona. Quando l’arte
sparisce un Paese perde la memoria”.
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